Dorothy B. Hughes
27 gennaio 2010Le ceneri non parlano
21 gennaio 2010Bruno Fischer
The Silent Dust (1950)
Traduzione di Sem Schlumper
I Classici del Giallo Mondadori 1237
Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 238, il 22 agosto 1953
Un gialletto modesto modesto, questo Fischer. La storia è scontata e ferraginosa: c’è un ex poliziotto che, se si è messo a fare l’investigatore privato, non è di certo per guadagnare di più. Deve vivere di rendita, infatti, considerato che fugge a gambe levate ogni volta che qualcuno manfesta l’intenzione di pagarlo. Ha anche una bella moglie, un’attrice con la personalità di una cipolla, e la capacità di citare poesie come nemmeno Nero Wolfe le varietà di orchidee.
Poi ci sono un paio di vittime antipatiche, un’indagine che non riesce ad appassionare (che brutto, quando in un giallo non te ne frega niente di chi possa rivelarsi il colpevole), un gioco di specchi e parole che gira intorno alla solita ossessione del delitto perfetto. Per fortuna la mano dell’autore, che evidentemente in quel periodo aveva di meglio da fare, ricostruisce con indubbia maestria un microcosmo che, se non riesce a fare di questo The silent dust un giallo di qualità, almeno ci lascia con un ritratto di un’epoca lontana per la quale è facile provare nostalgia. Un gialletto da dimenticare alla svelta, buono per una lunga permanenza in una sala d’aspetto, senza lode e con poca infamia, in attesa di leggere qualcosa di migliore.
Omicio nella lana
17 dicembre 2009Died in the Wool (1945)
Traduzione di Grazia Maria Griffini
Il Giallo Mondadori 2994
Certi libri o piacciono o non piacciono. Questo non mi deve essere davvero piaciuto se, per la prima volta da quando ho iniziato a scrivere le recensioni dei gialli che leggo, mi sono avvalso del terzo diritto imprescrittibile del lettore, quello di non non finire un libro. Non dico che sia brutto, di solito i libri brutti riesco a terminarli, ma in questo Omicidio nella lana ho trovato una tale mancanza di ritmo da rendermelo davvero insopportabile. Dice il Conti che un recensore dell’epoca l’aveva definito uno spogliarello verbale davanti a un funzionario di polizia a causa della sua struttura: ogni personaggio, a turno, si presenta a illustrare la sua verità, introducendo in un vortice di parole ben poco novità rispetto a quello che lo aveva preceduto. E quindi o si rimane affascinati dal gioco messo in piedi dall’autrice oppure il troppo parlarsi addosso ci fa sentire in trappola. Una trappola dalla quale sono fuggito, rimediandoci la figura dell’indegno recensore che non può che scusarsi con quelli, e sicuramente ci saranno, che invece l’avranno sinceramente apprezzato.
Orchidee nere
17 dicembre 2009Mafiya
12 dicembre 2009Charlie Stella
Mafiya (2008)
Traduzione di Giuseppe Settanni
Non sarebbe male, questo Mafiya, se solo l’autore non si fosse fatto prendere la mano. La storia è quella di Agnes Lynn, ex prostituta frigida che si è riciclata come segretaria part-time. La sua unica amica, una prostituta di colore che continua a far la vita per pagare la retta della scuola al figlio, viene coinvolta in un giro perverso e finisce per essere ammazzata in uno snuff movie. Agnes diventa così un testimone scomodo da far fuori ad ogni costo. E pensare che stava pensando di mettersi con l’ultimo degli uomini perfetti, uno che ha abbandonato la polizia perché non sufficientemente adeguata ai suoi standard morali e che sa amarla e rispettarla (ovvero non si fa problemi se non si può fare sesso). I cattivi sono arabi (il ricchissimo saudita che vive su uno yacht e fa il mercante d’armi), russi (un assortimento che va dai fessi agli spietati), italiani (gli aristocratici della criminalità) e, non poteva mancare, il classico poliziotto corrotto. Il ruolo del buono tocca invece ad una specie di controfigura di Schwarzenegger che essendo allo stesso tempo poliziotto e russo può usare le maniere forti senza alcun tema di essere ostacolato. C’è pure una giovane agente di colore, messa lì probabilmente per garantire al romanzo la giusta dose di politically correct. Insomma: troppa carne al fuoco, condita da una dose troppo massiccia di poca credibilità. Ma la scrittura di Stella riesce, per buona parte del romanzo, a limitare i danni e a rendere piacevole una storia tanto debordante. Almeno sino a quando non si scopre che lo Schwarzenegger venuto dalla Santa Madre Russia è diventato misogino perché la sua ex ha perso la vita nell’attentato alle torri gemelle: quella è la classica goccia che fa traboccare il vaso e da quel punto in poi il romanzo entra a pieno merito nel ridicolo. E il lettore non può più consolarsi con l’appassionante intreccio di eventi: non gli resta che leggere velocemente le pagine che lo porteranno al becero, ma ormai prevedibile, happy end nel più breve tempo possibile.
Sfida a Poirot
3 dicembre 2009Agatha Christie
The Clocks (1963)
traduzione di Moma Carones
I Classici del Giallo Mondadori 1234
Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 830, del 27 dicembre 1964.
Hercule Poirot, ormai in pensione, viene chiamato ad indagare su un delitto apparentemente complicato oltre ogni limite. Anche se la sua sarà solo poco più di un’apparizione fugace, solo il detective belga riuscirà a svelare il mistero. Piacevole romanzo dell’ultimo periodo, preziosa ambientazione nell’Inghilterra che si appresta a diventare la patria dei Beatles, questa Sfida a Poirot è un buon esercizio di stile per la Christie che, per altro, ci regala una serie di riflessioni sulla letteratura poliziesca.
Legami di sangue
3 dicembre 2009Il Giallo Mondadori 2993
Chiaramente di parte, è stato scritto dal direttore della rivista dei carabinieri, questo Legami di sangue, prima ancora che la descrizione di un’indagine, ci offre con modi garbati uno spaccato della vita di un ufficiale delle benemerita. Le vicende, professionali e personali del capitano Roversi pagina dopo pagina fanno emergere l’amore che l’autore, al di là del proprio ruolo istituzionale, nutre nei confronti dell’arma alla quale appartiene. Amore che gli permette, senza cadere mai nell’agguato della banalità, di usare figure scontate senza risultare banale appassionando il lettore. Quella che ne viene fuori non è una marchetta da ufficio pubbliche relazioni: magari i carabinieri di Riccardi non corrisponderanno del tutto alla realtà, ma è come li vorrebbe. Legami di sangue è dunque un libro, agiografico il giusto, che riesce ad emozionare e che ci ricorda come i nostri carabinieri magari non saranno affascinanti quanto i cugini di Scotland Yard, ma che sono in grado di offrire una dote di umanità tale da non farci rimpiangere nessun Capitano Hastings.
Destino in prestito
19 novembre 2009
Day Keene
Framed in Guilt (1949)
pubblicato anche con il titolo Evidence Most Blind
Traduzione di Bruno Just Lazzari
I Classici del Giallo Mondadori 1233
Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 945, del 12 marzo 1967.
Primo romanzo pubblicato, nel 1949, dall’allora quarantacinquenne Day Keene, questo Destino in prestito ne viene fuori come una prova di esordio particolarmente ben riuscita. In un’America che si sta risollevando dai patimenti del secondo conflitto mondiale arriva una donna inglese che reclama le attenzioni di Bob Stanton, brillante scrittore intento a fare la bella vita ad Hollywood. Lo accusa di aver abbandonato in Europa la moglie. ma quello che inizia come un ricatto si trasforma ben presto in una catena di omicidi che inchiodano Stanton con le spalle al muro, costringendolo a dimostrare la propria innocenza contro tutto e tutti. Su questa vicenda Keene sviluppa il racconto impostandolo secondo i canoni della letteratura hard-boiled, anche se il tono risulta particolarmente leggero: in più, un’indagine ben costruita, caratteri dei personaggi convincenti, una gradevole sfumatura rosa. Un bel romanzetto, e il vezzeggiativo vuole tutto tranne che risultare riduttivo, che permette al lettore moderno di effettuare un piacevole salto nel tempo, raggiungendo un’epoca definitivamente lontana, ma ancora molto affascinante.
Il negriero
11 novembre 2009La leonessa bianca
1 novembre 2009
Non è un vero e proprio romanzo poliziesco, questo terzo episodio della saga di Wallander. O, per meglio dire, è un poliziesco che presto sconfina nei territori dell’intrigo internazionale. Parte da un episodio di cronaca, la scomparsa di Louise Åkerblom, che costituisce un autentico mistero per la polizia di Ystad: Louise, felicemente sposata, è un membro attivo della chiesa metodista, ha due bambine, è benvoluta da tutti ed è soddisfatta del suo lavoro. Quando il pastore della sua chiesa deve indicarne un punto debole, può solo ricordare che una volta, dopo che le era caduto un servizio da te, l’aveva sentita imprecare. Eppure Louise ha avuto la sventura di incontrare il male assoluto. Perché siamo nel 1992 e il grande terremoto politico che ha avuto come epicentro Berlino sta per abbattersi su uno degli ultimi simboli della guerra fredda, il Sudafrica che il boero Frederik Willem de Klerk sta per consegnare nella mani di Nelson Mandela.
Ma ancora una volta, come era accaduto ne I cani di Riga, Mankell fa cozzare la grande storia con la quotidianità della provincia svedese. A Wallander toccherà dipanare una matassa che arriva dall’altra parte del suo mondo, sia in termini figurati che reali: anche se non ha per nulla la stoffa dell’eroe, sembra destino che le contraddizioni e le ferite di un pianeta in veloce cambiamento collassino su questo piccolo uomo del nord. Ma quella che ne viene fuori non è per nulla una storia inverosimile, la penna di Mankell riesce nel miracolo e trasforma una vicenda apparentemente strampalata in un’avvincente avventura. Sviluppando la trama su due livelli paralleli, che solo a tratti riescono ad intersecarsi, sviluppa una storia ad ampio respiro.
La parte ambientata in Sudafrica vede protagonista un cospiratore ambiguo innanzi tutto nei propri confronti, quella che si svolge in Svezia un ex agente del KGB che ha il compito di preparare un assassinio eccellente. Ad accomunare i due, un’overdose di cinismo che li estrania dalla realtà. E poi una serie di personaggi minori ben disegnati che arricchiscono il panorama umano della vicenda, che risulta perfetta nella calibrazione dei tempi e delle situazioni. Un esercizio che a Mankell, che vive fra Svezia e Mozambico, riesce alla perfezione. L’unico a uscirne male sarà il povero Wallander: riuscirà ancora una volta a cavarsela, ma per guadagnarci solo un collasso nervoso dimostrandosi un vero e proprio anti-eroe per il quale è davvero impossibile non provare solidarietà e simpatia.





