Il sepolcro di carta

18 febbraio 2010

Sergio Donati

I Classici del Giallo Mondadori 1239

già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 373 del 24 marzo 1956, e nei Capolavori dei Gialli Mondadori, numero 222 del 28 aprile 1963

Nel 1956 Sergio Donati, un nome che passerà alla storia del cinema se non altro per le sceneggiature di alcuni fra i capolavori di Sergio Leone, è un ragazzo di ventitré anni. Anche se ancora studia legge, ha già pubblicato un romanzo nella collana dei Gialli Mondadori, L’altra faccia della luna. Questa sua seconda, e penultima, prova narrativa è ambientata in una Roma surrettizia, un fondale di scena che ricorda più l’america dei b movies piuttosto che l’Italia neorealista. La storia inizia in un night club: il protagonista è un giovane pianista che viene avvicinato da un giornalista in cerca di informazioni per un’inchiesta sul traffico di droga. Di qui inizia una teoria di personaggi di maniera, il commissario stressato piuttosto che una poco riuscita femme fatale, per una vicenda che oggi francamente può apparire fragile. Ma è una bella istantanea di un’Italia che ancora si sentiva ai margini e per costruire il proprio immaginario doveva necessariamente rifarsi a quello dei vicini francesi o, addirittura, a quello di un’America tanto lontana da apparire esotica. Quindi, questo sepolcro di carta sarà pure, alla fin fine, un gialletto, ma vale come un piccolo viaggio antropologico nel tempo che si trasforma in una lettura fresca e simpatica.

Nel 1966 da Il sepolcro di carta Tinto Brass trasse il film, ricco di riferimenti al mondo dell’arte contemporanea, della musica e del fumetto Col cuore in gola che vedeva fra i protagonisti Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin.

Nato a Roma nel 1933, Sergio Donati è noto soprattutto come sceneggiatore: ha infatti collaborato con registi del calibro di Sergio Leone, Luigi Zampa e Marco Bellocchio. Ma negli anni cinquanta ha scritto tre romanzi, tutti pubblicati nella collana dei Gialli Mondadori.

L’altra faccia della luna
Il Giallo Mondadori 337, 16 luglio 1955

Il sepolcro di carta
Il Giallo Mondadori 373, 24 marzo 1956
I Capolavori dei Gialli Mondadori 222, 28 aprile 1963
I Classici del Giallo Mondadori 1239, 18 febbraio 2010

Mister Sharkey torna a casa
Il Giallo Mondadori 412, 22 dicembre 1956

Ritorno dal buio

18 febbraio 2010

Patricia Wentworth

She Came Back aka The Traveller Returns (1945)

Traduzione di Marilena Caselli

Il Giallo Mondadori 2998

Inizia bene, questo Ritorno dal buio di Patricia Wentworth. Inizia come un bel film di Hitchcock, con un’ambigua figura femminile che spunta dalle nebbie del passato per sconvolgere il presente di chi sperava che fosse scomparsa per sempre. In una Londra che ancora sta subendo l’aggressione nazista va in scena una tragica commedia in cui non si riesce mai ad agguantare la verità, un raffinato gioco di specchi degno della migliore tradizione di genere inglese. Solo sino ad un certo punto, però. Perché superato il primo terzo del romanzo, la vicenda diventa legnosa, i personaggi perdono consistenza e nemmeno la comparsa in scena di Miss Silver, una Miss Marple senza carattere, riesce a risollevare le sorti. Semplicemente si perde interesse: come accade nei peggiori gialli si accompagna la vicenda verso un fine poco gloriosa, sperando almeno in un finale che sappia restituire un minimo di dignità alla lettura. Finale che invece, prevedibilmente, si rivela coerente con le pagine che lo precedono: moscio, scontato, noioso.

L’arma del delitto

4 febbraio 2010

Wade Miller

Deadly Weapon (1946)

Traduzione di Carlo Rossi Fantonetti

I Classici del Giallo Mondadori 1238

Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori il 27 novembre 1954 con il numero 304 e ristampato nella collana I Classici del Giallo con il numero 74  il 25 novembre 1969 (numero 74)

Wade Miller è lo pseudonimo degli scrittori statunitensi di libri gialli Robert Wade (San Diego, California, 1920) e Bill Miller (Garret, Indiana, 11 maggio 1920 – San Diego, California, 21 agosto 1961) che, insieme, hanno scritto 33 romanzi, utilizzando anche gli pseudonimi Will Daemer, Dale Wilmer (anagrammi di “Wade Miller”) e Whit Masterson. Alla morte di Miller, nel 1961, Wade continuò a scrivere a proprio nome o con lo pseudonimo Whit Masterson, firmando 13 romanzi. Hanno vinto il premio Shamus alla carriera nel 1988.

Dorothy B. Hughes

27 gennaio 2010

Adoro questa donna.

Le ceneri non parlano

21 gennaio 2010

Bruno Fischer

The Silent Dust (1950)

Traduzione di Sem Schlumper

I Classici del Giallo Mondadori 1237

Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 238, il 22 agosto 1953

Un gialletto modesto modesto, questo Fischer. La storia è scontata e ferraginosa: c’è un ex poliziotto che, se si è messo a fare l’investigatore privato, non è di certo per guadagnare di più. Deve vivere di rendita, infatti, considerato che fugge a gambe levate ogni volta che qualcuno manfesta l’intenzione di pagarlo. Ha anche una bella moglie, un’attrice con la personalità di una cipolla, e la capacità di citare poesie come nemmeno Nero Wolfe le varietà di orchidee. Poi ci sono un paio di vittime antipatiche, un’indagine che non riesce ad appassionare (che brutto, quando in un giallo non te ne frega niente di chi possa rivelarsi il colpevole), un gioco di specchi e parole che gira intorno alla solita ossessione del delitto perfetto. Per fortuna la mano dell’autore, che evidentemente in quel periodo aveva di meglio da fare, ricostruisce con indubbia maestria un microcosmo che, se non riesce a fare di questo The silent dust un giallo di qualità, almeno ci lascia con un ritratto di un’epoca lontana per la quale è facile provare nostalgia. Un gialletto da dimenticare alla svelta, buono per una lunga permanenza in una sala d’aspetto, senza lode e con poca infamia, in attesa di leggere qualcosa di migliore.

Omicio nella lana

17 dicembre 2009

Ngaio Marsh

Died in the Wool (1945)

Traduzione di Grazia Maria Griffini

Il Giallo Mondadori 2994

Certi libri o piacciono o non piacciono. Questo non mi deve essere davvero piaciuto se, per la prima volta da quando ho iniziato a scrivere le recensioni dei gialli che leggo, mi sono avvalso del terzo diritto imprescrittibile del lettore, quello di non non finire un libro. Non dico che sia brutto, di solito i libri brutti riesco a terminarli, ma in questo Omicidio nella lana ho trovato una tale mancanza di ritmo da rendermelo davvero insopportabile. Dice il Conti che un recensore dell’epoca l’aveva definito uno spogliarello verbale davanti a un funzionario di polizia a causa della sua struttura: ogni personaggio, a turno, si presenta a illustrare la sua verità, introducendo in un vortice di parole ben poco novità rispetto a quello che lo aveva preceduto. E quindi o si rimane affascinati dal gioco messo in piedi dall’autrice oppure il troppo parlarsi addosso ci fa sentire in trappola. Una trappola dalla quale sono fuggito, rimediandoci la figura dell’indegno recensore che non può che scusarsi con quelli, e sicuramente ci saranno, che invece l’avranno sinceramente apprezzato.

Orchidee nere

17 dicembre 2009

Rex Stout

Black Orchids (1942)

Traduzione di Laura Grimaldi

I Classici del Giallo Mondadori 1235


Mafiya

12 dicembre 2009

mafiya1Charlie Stella

Mafiya (2008)

Traduzione di Giuseppe Settanni

Non sarebbe male, questo Mafiya, se solo l’autore non si fosse fatto prendere la mano. La storia è quella di Agnes Lynn, ex prostituta frigida che si è riciclata come segretaria part-time. La sua unica amica, una prostituta di colore che continua a far la vita per pagare la retta della scuola al figlio, viene coinvolta in un giro perverso e finisce per essere ammazzata in uno snuff movie. Agnes diventa così un testimone scomodo da far fuori ad ogni costo. E pensare che stava pensando di mettersi con l’ultimo degli uomini perfetti, uno che ha abbandonato la polizia perché non sufficientemente adeguata ai suoi standard morali e che sa amarla e rispettarla (ovvero non si fa problemi se non si può fare sesso). I cattivi sono arabi (il ricchissimo saudita che vive su uno yacht e fa il mercante d’armi), russi (un assortimento che va dai fessi agli spietati), italiani (gli aristocratici della criminalità) e, non poteva mancare, il classico poliziotto corrotto. Il ruolo del buono tocca invece ad una specie di controfigura di Schwarzenegger che essendo allo stesso tempo poliziotto e russo può usare le maniere forti senza alcun tema di essere ostacolato. C’è pure una giovane agente di colore, messa lì probabilmente per garantire al romanzo la giusta dose di politically correct. Insomma: troppa carne al fuoco, condita da una dose troppo massiccia di poca credibilità. Ma la scrittura di Stella riesce, per buona parte del romanzo, a limitare i danni e a rendere piacevole una storia tanto debordante. Almeno sino a quando non si scopre che lo Schwarzenegger venuto dalla Santa Madre Russia è diventato misogino perché la sua ex ha perso la vita nell’attentato alle torri gemelle: quella è la classica goccia che fa traboccare il vaso e da quel punto in poi il romanzo entra a pieno merito nel ridicolo. E il lettore non può più consolarsi con l’appassionante intreccio di eventi: non gli resta che leggere velocemente le pagine che lo porteranno al becero, ma ormai prevedibile, happy end nel più breve tempo possibile.

Sfida a Poirot

3 dicembre 2009

poirot-prevAgatha Christie

The Clocks (1963)

traduzione di Moma Carones

I Classici del Giallo Mondadori 1234

Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 830, del 27 dicembre 1964.

Hercule Poirot, ormai in pensione, viene chiamato ad indagare su un delitto apparentemente complicato oltre ogni limite. Anche se la sua sarà solo poco più di un’apparizione fugace, solo il detective belga riuscirà a svelare il mistero. Piacevole romanzo dell’ultimo periodo, preziosa ambientazione nell’Inghilterra che si appresta a diventare la patria dei Beatles, questa Sfida a Poirot è un buon esercizio di stile per la Christie che, per altro, ci regala una serie di riflessioni sulla letteratura poliziesca.

Legami di sangue

3 dicembre 2009

Riccardo Lorenzi

Il Giallo Mondadori 2993

Chiaramente di parte, è stato scritto dal direttore della rivista dei carabinieri, questo Legami di sangue, prima ancora che la descrizione di un’indagine, ci offre con modi garbati uno spaccato della vita di un ufficiale delle benemerita. Le vicende, professionali e personali del capitano Roversi pagina dopo pagina fanno emergere l’amore che l’autore, al di là del proprio ruolo istituzionale, nutre nei confronti dell’arma alla quale appartiene. Amore che gli permette, senza cadere mai nell’agguato della banalità, di usare figure scontate senza risultare banale appassionando il lettore. Quella che ne viene fuori non è una marchetta da ufficio pubbliche relazioni: magari i carabinieri di Riccardi non corrisponderanno del tutto alla realtà, ma è come li vorrebbe. Legami di sangue è dunque un libro, agiografico il giusto, che riesce ad emozionare e che ci ricorda come i nostri carabinieri magari non saranno affascinanti quanto i cugini di Scotland Yard, ma che sono in grado di offrire una dote di umanità tale da non farci rimpiangere nessun Capitano Hastings.