Archivi per la categoria ‘Giallo Mondadori’

Memoria di morte

lunedì, 5 luglio 2010

Thomas H. Cook

Mortal Memory (1993)

Traduzione di Mauro Boncompagni

Chi è Steven Farris? Una domanda alla quale è maledettamente difficile rispondere, soprattutto se di nome fai proprio Steven Farris. Perché iniziare un viaggio nel tempo, una lunga esplorazione alla ricerca delle proprie radici, può essere difficile quando sul percorso si trova solo dolore. Si può fare di tutto per diventare insignificanti, ma l’apparenza non può ingannare anche se stessi nel caso in cui nelle pieghe della storia spunti il male assoluto. Non è possibile che essere la propria ombra, quando la tua vita è finita che eri bambino, nel momento in cui tuo padre ha ucciso tua madre, tua sorella, tuo fratello. Da allora hai giocato a nascondino con la vita, ma è un gioco che non potrà durare ancora a lungo: i tuoi fantasmi sono dietro l’angolo, ti aspettano per riportarti nel vortice del dolore assoluto, per ricordarti che la speranza forse è per gli altri. Per te, certamente, no.

Un bel romanzo, questo di Cook. Un po’ tirato sul finale, quando il continuo gioco psicologico nel quale si è infilato il protagonista si trasforma in una trappola noiosa. Anche il presunto colpo di scena non riesce a spezzare la monotonia: resta il dubbio che con cinquanta pagine di meno, se non cento, sarebbe stato un gran libro, così è solo l’opera parzialmente riuscita di un ottimo scrittore.

La fossa che inghiotte

giovedì, 10 giugno 2010

Nicholas Blake

Il Giallo Mondadori 3006


Il mistero di White Cottage

giovedì, 27 maggio 2010

Margery Allingham

The White Cottage Mistery

traduzione di Grazia Maria Griffini

Il Giallo Mondadori 3005

Scritto da una ventiquattrenne Allingham, praticamente un’opera prima (nel 1923 aveva pubblicato Blackkerchief Dick, definito dal Conti un terribile polpettone di avventura & occulto“), questo Mistero di White Cottage, pur non rivelandosi un capolavoro, si rivela un ottimo esempio di giallo classico. Magari non riesce a reggere il confronto con i capolavori dell’epoca, inutile ripetere ancora una volta che la Allingham non è la Christie, ma i personaggi sono convincenti, la ricostruzione della scena risulta affascinante, il finale – un meccanismo narrativo che sarà sviluppato anche da altri autori – regge. Una lettura leggera, piacevole, un’ottimo esempio di opera prima (o quasi) per un autrice che pur non essendo stata in grado di passare alla storia della letteratura di genere come una grande è comunque riuscita, almeno in questo caso, a proporre un prodotto di assoluta qualità.

A White Cottage viene assassinato Eric Crowther. Jerry, figlio dell’ispettore capo di Scotland Yard W.T. Challoner, è presente per caso sulla scena del crimine: in poche pagine si scopre che la vittima era un individuo di dubbia moralità e che praticamente tutti coloro che lo circondavano avevano un’ottima ragione per uccidere. Inizia così un’indagine che vede padre e figlio impegnati a svelare un mistero che pagina dopo pagina si fa sempre più fitto e che li porterà lontani dalla madre patria.

Strade di sangue

giovedì, 29 aprile 2010

Tom Coffey

Il Giallo Mondadori 3003

Ritorno dal buio

giovedì, 18 febbraio 2010

Patricia Wentworth

She Came Back aka The Traveller Returns (1945)

Traduzione di Marilena Caselli

Il Giallo Mondadori 2998

Inizia bene, questo Ritorno dal buio di Patricia Wentworth. Inizia come un bel film di Hitchcock, con un’ambigua figura femminile che spunta dalle nebbie del passato per sconvolgere il presente di chi sperava che fosse scomparsa per sempre. In una Londra che ancora sta subendo l’aggressione nazista va in scena una tragica commedia in cui non si riesce mai ad agguantare la verità, un raffinato gioco di specchi degno della migliore tradizione di genere inglese. Solo sino ad un certo punto, però. Perché superato il primo terzo del romanzo, la vicenda diventa legnosa, i personaggi perdono consistenza e nemmeno la comparsa in scena di Miss Silver, una Miss Marple senza carattere, riesce a risollevare le sorti. Semplicemente si perde interesse: come accade nei peggiori gialli si accompagna la vicenda verso un fine poco gloriosa, sperando almeno in un finale che sappia restituire un minimo di dignità alla lettura. Finale che invece, prevedibilmente, si rivela coerente con le pagine che lo precedono: moscio, scontato, noioso.

Omicio nella lana

giovedì, 17 dicembre 2009

Ngaio Marsh

Died in the Wool (1945)

Traduzione di Grazia Maria Griffini

Il Giallo Mondadori 2994

Certi libri o piacciono o non piacciono. Questo non mi deve essere davvero piaciuto se, per la prima volta da quando ho iniziato a scrivere le recensioni dei gialli che leggo, mi sono avvalso del terzo diritto imprescrittibile del lettore, quello di non non finire un libro. Non dico che sia brutto, di solito i libri brutti riesco a terminarli, ma in questo Omicidio nella lana ho trovato una tale mancanza di ritmo da rendermelo davvero insopportabile. Dice il Conti che un recensore dell’epoca l’aveva definito uno spogliarello verbale davanti a un funzionario di polizia a causa della sua struttura: ogni personaggio, a turno, si presenta a illustrare la sua verità, introducendo in un vortice di parole ben poco novità rispetto a quello che lo aveva preceduto. E quindi o si rimane affascinati dal gioco messo in piedi dall’autrice oppure il troppo parlarsi addosso ci fa sentire in trappola. Una trappola dalla quale sono fuggito, rimediandoci la figura dell’indegno recensore che non può che scusarsi con quelli, e sicuramente ci saranno, che invece l’avranno sinceramente apprezzato.

Mafiya

sabato, 12 dicembre 2009

mafiya1Charlie Stella

Mafiya (2008)

Traduzione di Giuseppe Settanni

Non sarebbe male, questo Mafiya, se solo l’autore non si fosse fatto prendere la mano. La storia è quella di Agnes Lynn, ex prostituta frigida che si è riciclata come segretaria part-time. La sua unica amica, una prostituta di colore che continua a far la vita per pagare la retta della scuola al figlio, viene coinvolta in un giro perverso e finisce per essere ammazzata in uno snuff movie. Agnes diventa così un testimone scomodo da far fuori ad ogni costo. E pensare che stava pensando di mettersi con l’ultimo degli uomini perfetti, uno che ha abbandonato la polizia perché non sufficientemente adeguata ai suoi standard morali e che sa amarla e rispettarla (ovvero non si fa problemi se non si può fare sesso). I cattivi sono arabi (il ricchissimo saudita che vive su uno yacht e fa il mercante d’armi), russi (un assortimento che va dai fessi agli spietati), italiani (gli aristocratici della criminalità) e, non poteva mancare, il classico poliziotto corrotto. Il ruolo del buono tocca invece ad una specie di controfigura di Schwarzenegger che essendo allo stesso tempo poliziotto e russo può usare le maniere forti senza alcun tema di essere ostacolato. C’è pure una giovane agente di colore, messa lì probabilmente per garantire al romanzo la giusta dose di politically correct. Insomma: troppa carne al fuoco, condita da una dose troppo massiccia di poca credibilità. Ma la scrittura di Stella riesce, per buona parte del romanzo, a limitare i danni e a rendere piacevole una storia tanto debordante. Almeno sino a quando non si scopre che lo Schwarzenegger venuto dalla Santa Madre Russia è diventato misogino perché la sua ex ha perso la vita nell’attentato alle torri gemelle: quella è la classica goccia che fa traboccare il vaso e da quel punto in poi il romanzo entra a pieno merito nel ridicolo. E il lettore non può più consolarsi con l’appassionante intreccio di eventi: non gli resta che leggere velocemente le pagine che lo porteranno al becero, ma ormai prevedibile, happy end nel più breve tempo possibile.

Legami di sangue

giovedì, 3 dicembre 2009

Riccardo Lorenzi

Il Giallo Mondadori 2993

Chiaramente di parte, è stato scritto dal direttore della rivista dei carabinieri, questo Legami di sangue, prima ancora che la descrizione di un’indagine, ci offre con modi garbati uno spaccato della vita di un ufficiale delle benemerita. Le vicende, professionali e personali del capitano Roversi pagina dopo pagina fanno emergere l’amore che l’autore, al di là del proprio ruolo istituzionale, nutre nei confronti dell’arma alla quale appartiene. Amore che gli permette, senza cadere mai nell’agguato della banalità, di usare figure scontate senza risultare banale appassionando il lettore. Quella che ne viene fuori non è una marchetta da ufficio pubbliche relazioni: magari i carabinieri di Riccardi non corrisponderanno del tutto alla realtà, ma è come li vorrebbe. Legami di sangue è dunque un libro, agiografico il giusto, che riesce ad emozionare e che ci ricorda come i nostri carabinieri magari non saranno affascinanti quanto i cugini di Scotland Yard, ma che sono in grado di offrire una dote di umanità tale da non farci rimpiangere nessun Capitano Hastings.

Il negriero

mercoledì, 11 novembre 2009

Dorothy B. Hughes

The Blackbirder (1943)

Traduzione di Grazia Maria Griffini

Il Giallo Mondadori 2991

Mondadori continua nella meritoria pubblicazione dei gialli di Dorothy B. Hughes: dopo Profondo azzurro e Le colpe dei padri è la volta di questo bel The Blackbirder. Ancora una volta una giovane donna, sola di fronte al mondo, deve lottare per la sua vita, ancora una volta il dramma della seconda guerra mondiale condiziona la vicenda. Ma rispetto alle opere precedenti, che già mi avevano piacevolmente colpito, questa rappresenta un sostanziale passo avanti: la qualità dello scrivere è quella dei grandi maestri e ancora una volta dobbiamo ringraziare la Griffini che sta traducendo questa grande autrice. Il primo capitolo, la descrizione di una stupefacente metamorfosi, è a livello di capolavoro assoluto. Poi, inevitabilmente, il ritmo si affievolisce e la vicenda si banalizza, ma siamo pur sempre a livelli altissimi per un romanzo che, a voler risultare oltremodo severi, non si può definire meno che affascinante. A questo punto, non posso che aspettare con trepidazione il prossimo Hughes.

Finale al nero

giovedì, 22 ottobre 2009

abrahams-prevPeter Abrahams

End of Story (2006)
traduzione di Giampaolo Casati

Il Giallo Mondadori 2990

Ivy Seidel lavora come cameriera in un locale di New York, ma è convinta di avere abbastanza talento da poter sfondare come scrittrice. Fra una lettera di rifiuto da parte degli editori e l’altra, tiene un corso di scrittura creativa nel carcere di massima sicurezza di Dannemora: qui incontra Vance Harrow che – inaspettatamente – si rivela uno ottimo narratore. Ivy rimane affascinata da Vance e, con la scusa di raccogliere materiale per un romanzo, inizia ad indagare sulla rapina a mano armata che lo ha portato in prigione. La vicenda che ne viene fuori non è malaccio: è vero che ne viene fuori un libro piccolo piccolo, di quelli che possono riempire un viaggio in treno per essere poi velocemente dimenticati, ma Abrahams è riuscito a congegnarla con gusto ed equilibrio.