traduzione di Laura Cangemi
La colpa è la mia. Se un libro viene pubblicizzato come il nuovo fenomeno del thriller svedese, se della giovane autrice si dice che deve essere considerata l’erede di Stieg Larsson o – addirittura – l’Agatha Christie svedese, ce ne dovrebbe essere abbastanza per far fuggire a gambe levate anche il meno smaliziato dei lettori. E invece, nel pieno di una crisi di astinenza da millenium ci sono cascato con tutte e due le scarpe. Ben mi sta. La storia non sarebbe nemmeno male e il carattere della protagonista, una non magrissima anti-eroina, ispira simpatia. Ma dopo un inizio promettente il meccanismo narrativo si inceppa, la lettura diventa noiosa, la vicenda prevedibile. Insomma, un libro che, pur scritto abbastanza bene, non riesce ad elevarsi dalla mediocrità. Tutto quello che in Larsson stupiva, qui diventa routine e le pagine diventano pesanti. Nulla di tragico, comunque, ma sovraccaricare di attese un libro è un gioco controproducente, un errore da editore…
La pagina che descrive questo blog recita: “Questo è un Blog che oggi c’è, domani chissà. E’ un blog che serve solo a chi lo scrive per appuntarsi i gialli che ha letto. E’ un blog che ha uno slogan scelto non a caso. E’ un blog che si intitola come un pezzo di Thelonious Monk, e nemmeno questo è un caso.“. E oggi mi arriva il numero di ottobre di Musica Jazz e nell’ultima pagina leggo la recensione di un giallo pubblicato da Marsilio nella collana Fafalle. Nemmeno il titolo di questo libro, scritto Arne Dahl e tradotto Carmen Giorgetti Cima, è scelto a caso: la svolta alle indagini, infatti, è dovuta al “

