Archivi per la categoria ‘Classici del Giallo’

Complimenti Mr.Queen

lunedì, 26 luglio 2010

Ellery Queen

Queen’s Own Case (1956)

Traduzione di Fenisia Giannini

I Classici del Giallo Mondadori 1248

Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori il 29 settembre 1956 con il numero 400

La saga di Ellery Queen, e di suo padre Richard, scritta dai cugini  Frederic Dannay e Manfred B. Lee, inizia nel 1929 con il romanzo The Roman Hat Mystery (in italiano La poltrona n. 30) e doveva terminare nel 1958 con The Finishing Stroke (Colpo di grazia). Questo Queen’s Own Case doveva quindi essere il penultimo episodio del ciclo, un omaggio all’ ispettore Richard Queen. Finalmente in pensione, con il figlio impegnato in un viaggio in Europa, Richard passa l’estate a Taugus, amena località di villeggiatura. E qui scopre due cose: la prima è che, senza Ellery vicino, anche lui è un ottimo detective, la seconda che non è mai troppo tardi per innamorarsi. Inizia così un percorso che, fra il poliziesco ed il sentimentale, gli fa rimettere insieme una squadra di poliziotti pensionati che, come lui, non hanno voglia di percorrere il viale del tramonto. Con una maestria impagabile, la coppia di cugini più famosa nella storia della letteratura di genere riesce a costruire una vicenda praticamente perfetta, scolpendo sulla pagina personaggi dal carattere convincente: nulla di rivoluzionario, solo un esercizio di stile svolto impeccabilmente, un’autentica goduria per ogni appassionato. Un classico che, pur non essendo un capolavoro, è al limite della perfezione.

Giallo in vacanza

giovedì, 8 luglio 2010

Frances e Richard Loockridge

Murder by the Book (1963)

traduzione di Hilia Brinis

Pamela e Gerald North costituiscono l’ennesimo esempio di investigatori dilettanti che, involontariamente, riescono a trovare cadaveri ovunque e, dato che le forze di polizia sono costituite solo da incapaci che non sanno cavare un ragno dal buco, sono costretti a risolvere di volta in volta i misteri in cui incappano. Una figura retorica del romanzo di genere che oggi ci fa sorridere, ma che per anni ha costituito uno degli escamotage preferiti da parte di moltissimi autori, sia fra i più che fra i meno dotati. Così, nel pieno rispetto dell’artificio appena esposto, quando la coppia di coniugi creata da Frances e Richard Loockridge decide di concedersi una vacanza abbandonando il gelido New England per la soleggiata Florida dopo poche pagine spunta l’immancabile cadavere. E l’albergo di lusso completo di morto ammazzato diventa il cast ideale nel quale far sfilare la processione dei sospetti. Purtroppo, però, il tutto si traduce in un esercizio prevedibile nei toni e nelle situazioni, la vicenda viene esposta con sciatteria e nemmeno i caratteri dei personaggi riescono ad accendere la fantasia del lettore. Più che un giallo in vacanza, un giallo da vacanza, una veloce lettura da ombrellone nei confronti della quale non si potrà che pur non avendo nulla da eccepire ma che sarà facile dimenticare.

Un delitto di troppo

giovedì, 10 giugno 2010

Edwin Lanham

Il Giallo Mondadori 1247

L’enigma della banderilla

giovedì, 13 maggio 2010

Stuart Palmer

I Classici del Giallo Mondadori 1245


La morte aveva i suoi occhi

giovedì, 29 aprile 2010

Lucille Fletcher

I Classici del Giallo Mondadori 1244

La vigna di Salomone

giovedì, 15 aprile 2010

Jonathan Latimer

I Classici del Giallo Mondadori 1243

Tutto bene, Dottor Fell

giovedì, 1 aprile 2010

Dark of the Moon

traduzione di Mirella Corvaja

già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 1098 del 15 febbraio 1970

Sicuramente il corpulento Gideon Fell ha molti ammiratori: il sottoscritto però non ne fa parte e questo Dark Of The Moon lo ha ulteriormente convinto a rimanere della sua idea. Su un fondale posticcio, una distratta ricostruzione di un’America sudista che vorrebbe scimmiottare l’Inghilterra dei classici, si affastellano personaggi stereotipati, purtroppo magniloquenti, messi lì per recitare la battuta d’effetto che puntualmente chiude il capitolo. Battutine che, contrariamente a quanto desiderato, non risvegliano l’attenzione del lettore, ma che appaiono piuttosto pedanti lezioncine recitate controvoglia. E il romanzo si trasforma in un prevedibile generatore di noia : arrivati alle ultime pagine si sono esaurite le energie per  appassionarsi al solito giochino simil-matematico, dimostrare che A può uccidere B anche se questo figura impossibile a meno di una soluzione talmente improbabile da apparire tirata per i capelli, dove lo Sherlock Holmes dei poveri (Fell sta, secondo il mio modesto avviso, alla creatura di Conan Doyle come Jessica Fletcher a Miss Marple, anzi no: almeno la Fletcher è simpatica) ha l’occasione per pontificare dall’alto della sua insipida intelligenza. Un libro che ho portato a termine con fatica, di cui mi dimenticherò presto e che non consiglierò a nessuno. Tranne, naturalmente, ai tanti appassionati di Carr con i quali, evidentemente, non ho molto in comune. Ma, per fortuna, De gustibus non est disputandum

Il sepolcro di carta

giovedì, 18 febbraio 2010

Sergio Donati

I Classici del Giallo Mondadori 1239

già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 373 del 24 marzo 1956, e nei Capolavori dei Gialli Mondadori, numero 222 del 28 aprile 1963

Nel 1956 Sergio Donati, un nome che passerà alla storia del cinema se non altro per le sceneggiature di alcuni fra i capolavori di Sergio Leone, è un ragazzo di ventitré anni. Anche se ancora studia legge, ha già pubblicato un romanzo nella collana dei Gialli Mondadori, L’altra faccia della luna. Questa sua seconda, e penultima, prova narrativa è ambientata in una Roma surrettizia, un fondale di scena che ricorda più l’america dei b movies piuttosto che l’Italia neorealista. La storia inizia in un night club: il protagonista è un giovane pianista che viene avvicinato da un giornalista in cerca di informazioni per un’inchiesta sul traffico di droga. Di qui inizia una teoria di personaggi di maniera, il commissario stressato piuttosto che una poco riuscita femme fatale, per una vicenda che oggi francamente può apparire fragile. Ma è una bella istantanea di un’Italia che ancora si sentiva ai margini e per costruire il proprio immaginario doveva necessariamente rifarsi a quello dei vicini francesi o, addirittura, a quello di un’America tanto lontana da apparire esotica. Quindi, questo sepolcro di carta sarà pure, alla fin fine, un gialletto, ma vale come un piccolo viaggio antropologico nel tempo che si trasforma in una lettura fresca e simpatica.

Nel 1966 da Il sepolcro di carta Tinto Brass trasse il film, ricco di riferimenti al mondo dell’arte contemporanea, della musica e del fumetto Col cuore in gola che vedeva fra i protagonisti Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin.

Nato a Roma nel 1933, Sergio Donati è noto soprattutto come sceneggiatore: ha infatti collaborato con registi del calibro di Sergio Leone, Luigi Zampa e Marco Bellocchio. Ma negli anni cinquanta ha scritto tre romanzi, tutti pubblicati nella collana dei Gialli Mondadori.

L’altra faccia della luna
Il Giallo Mondadori 337, 16 luglio 1955

Il sepolcro di carta
Il Giallo Mondadori 373, 24 marzo 1956
I Capolavori dei Gialli Mondadori 222, 28 aprile 1963
I Classici del Giallo Mondadori 1239, 18 febbraio 2010

Mister Sharkey torna a casa
Il Giallo Mondadori 412, 22 dicembre 1956

L’arma del delitto

giovedì, 4 febbraio 2010

Wade Miller

Deadly Weapon (1946)

Traduzione di Carlo Rossi Fantonetti

I Classici del Giallo Mondadori 1238

Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori il 27 novembre 1954 con il numero 304 e ristampato nella collana I Classici del Giallo con il numero 74  il 25 novembre 1969 (numero 74)

Wade Miller è lo pseudonimo degli scrittori statunitensi di libri gialli Robert Wade (San Diego, California, 1920) e Bill Miller (Garret, Indiana, 11 maggio 1920 – San Diego, California, 21 agosto 1961) che, insieme, hanno scritto 33 romanzi, utilizzando anche gli pseudonimi Will Daemer, Dale Wilmer (anagrammi di “Wade Miller”) e Whit Masterson. Alla morte di Miller, nel 1961, Wade continuò a scrivere a proprio nome o con lo pseudonimo Whit Masterson, firmando 13 romanzi. Hanno vinto il premio Shamus alla carriera nel 1988.

Le ceneri non parlano

giovedì, 21 gennaio 2010

Bruno Fischer

The Silent Dust (1950)

Traduzione di Sem Schlumper

I Classici del Giallo Mondadori 1237

Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 238, il 22 agosto 1953

Un gialletto modesto modesto, questo Fischer. La storia è scontata e ferraginosa: c’è un ex poliziotto che, se si è messo a fare l’investigatore privato, non è di certo per guadagnare di più. Deve vivere di rendita, infatti, considerato che fugge a gambe levate ogni volta che qualcuno manfesta l’intenzione di pagarlo. Ha anche una bella moglie, un’attrice con la personalità di una cipolla, e la capacità di citare poesie come nemmeno Nero Wolfe le varietà di orchidee. Poi ci sono un paio di vittime antipatiche, un’indagine che non riesce ad appassionare (che brutto, quando in un giallo non te ne frega niente di chi possa rivelarsi il colpevole), un gioco di specchi e parole che gira intorno alla solita ossessione del delitto perfetto. Per fortuna la mano dell’autore, che evidentemente in quel periodo aveva di meglio da fare, ricostruisce con indubbia maestria un microcosmo che, se non riesce a fare di questo The silent dust un giallo di qualità, almeno ci lascia con un ritratto di un’epoca lontana per la quale è facile provare nostalgia. Un gialletto da dimenticare alla svelta, buono per una lunga permanenza in una sala d’aspetto, senza lode e con poca infamia, in attesa di leggere qualcosa di migliore.