Bruno Fischer
The Silent Dust (1950)
Traduzione di Sem Schlumper
I Classici del Giallo Mondadori 1237
Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 238, il 22 agosto 1953
Un gialletto modesto modesto, questo Fischer. La storia è scontata e ferraginosa: c’è un ex poliziotto che, se si è messo a fare l’investigatore privato, non è di certo per guadagnare di più. Deve vivere di rendita, infatti, considerato che fugge a gambe levate ogni volta che qualcuno manfesta l’intenzione di pagarlo. Ha anche una bella moglie, un’attrice con la personalità di una cipolla, e la capacità di citare poesie come nemmeno Nero Wolfe le varietà di orchidee.
Poi ci sono un paio di vittime antipatiche, un’indagine che non riesce ad appassionare (che brutto, quando in un giallo non te ne frega niente di chi possa rivelarsi il colpevole), un gioco di specchi e parole che gira intorno alla solita ossessione del delitto perfetto. Per fortuna la mano dell’autore, che evidentemente in quel periodo aveva di meglio da fare, ricostruisce con indubbia maestria un microcosmo che, se non riesce a fare di questo The silent dust un giallo di qualità, almeno ci lascia con un ritratto di un’epoca lontana per la quale è facile provare nostalgia. Un gialletto da dimenticare alla svelta, buono per una lunga permanenza in una sala d’aspetto, senza lode e con poca infamia, in attesa di leggere qualcosa di migliore.
