I cani di Riga

Henning Mankell

Hundarna i Riga, 1992,
(Marsilio, 2002),
traduzione di Giorgio Puleo

Questa avventura di Wallander, la seconda, parte dal misterioso ritrovamento di due cadaveri che sconvolge la pacifica Scania, estrema regione meridionale svedese. E’ l’inizio di una vicenda che porterà il nostro anti-eroe dall’altra parte del Baltico, in una Lettonia che ancora sta cercando di sfuggire dall’abbraccio dell’Unione Sovietica. Il viaggio gli permette di analizzare la propria vita, la condizione del proprio paese, la nuova realtà con cui è stato costretto a confrontarsi: l’idea di una Svezia decadente e in piena crisi di identità si specchia nella piccola repubblica baltica, permettendo a questo pessimista travestito da realista di svolgere, mentre è costretto a salvarsi la pelle, i suoi prediletti esercizi di insofferenza. Poco gli gioverà l’aver conosciuto un collega lettone per il quale nutre una forte ammirazione o una donna che riesce a farlo innamorare: i sensi di colpa tutto sommato immotivati, la costante sensazione di inadeguatezza, il difficile rapporto che ha con padre e figlia continueranno a tormentarlo senza tregua. Ma se il carattere del poliziotto svedese non è dei migliori, altrettanto non si può dire dell’atmosfera che la felice penna di Mankell Henning riesce a costruire: al lettore, infatti, viene presentata una costruzione che ricorda quella delle grandi spy-story. La descrizione dei luoghi, i cupi paesaggi baltici che si incastrano perfettamente con lo stato d’animo di Wallander, è un piccolo capolavoro. La vicenda è appassionante, i toni misurati contribuiscono in maniera determinante a mantenere la giusta atmosfera. Peccato solo per il finale, davvero poco credibile e soprattutto non in linea con il resto del romanzo.

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Un Commento a “I cani di Riga”

  1. [...] di Nelson Mandela. Ma qualcuno sta tramando nell’onda e ancora una volta, come era accaduto con I cani di Riga, la grande storia si scontra con la quotidianità della provincia svedese. Il povero Wallander deve [...]

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