I Classici del Giallo Mondadori 1244
La morte aveva i suoi occhi
29 aprile 2010La vigna di Salomone
15 aprile 2010Tutto bene, Dottor Fell
1 aprile 2010Dark of the Moon
traduzione di Mirella Corvaja
già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 1098 del 15 febbraio 1970
Sicuramente il corpulento Gideon Fell ha molti ammiratori: il sottoscritto però non ne fa parte e questo Dark Of The Moon lo ha ulteriormente convinto a rimanere della sua idea. Su un fondale posticcio, una distratta ricostruzione di un’America sudista che vorrebbe scimmiottare l’Inghilterra dei classici, si affastellano personaggi stereotipati, purtroppo magniloquenti, messi lì per recitare la battuta d’effetto che puntualmente chiude il capitolo. Battutine che, contrariamente a quanto desiderato, non risvegliano l’attenzione del lettore, ma che appaiono piuttosto pedanti lezioncine recitate controvoglia. E il romanzo si trasforma in un prevedibile generatore di noia : arrivati alle ultime pagine si sono esaurite le energie per appassionarsi al solito giochino simil-matematico, dimostrare che A può uccidere B anche se questo figura impossibile a meno di una soluzione talmente improbabile da apparire tirata per i capelli, dove lo Sherlock Holmes dei poveri (Fell sta, secondo il mio modesto avviso, alla creatura di Conan Doyle come Jessica Fletcher a Miss Marple, anzi no: almeno la Fletcher è simpatica) ha l’occasione per pontificare dall’alto della sua insipida intelligenza. Un libro che ho portato a termine con fatica, di cui mi dimenticherò presto e che non consiglierò a nessuno. Tranne, naturalmente, ai tanti appassionati di Carr con i quali, evidentemente, non ho molto in comune. Ma, per fortuna, De gustibus non est disputandum…
Il sepolcro di carta
18 febbraio 2010I Classici del Giallo Mondadori 1239
già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 373 del 24 marzo 1956, e nei Capolavori dei Gialli Mondadori, numero 222 del 28 aprile 1963
Nel 1956 Sergio Donati, un nome che passerà alla storia del cinema se non altro per le sceneggiature di alcuni fra i capolavori di Sergio Leone, è un ragazzo di ventitré anni. Anche se ancora studia legge, ha già pubblicato un romanzo nella collana dei Gialli Mondadori, L’altra faccia della luna. Questa sua seconda, e penultima, prova narrativa è ambientata in una Roma surrettizia, un fondale di scena che ricorda più l’america dei b movies piuttosto che l’Italia neorealista.
La storia inizia in un night club: il protagonista è un giovane pianista che viene avvicinato da un giornalista in cerca di informazioni per un’inchiesta sul traffico di droga. Di qui inizia una teoria di personaggi di maniera, il commissario stressato piuttosto che una poco riuscita femme fatale, per una vicenda che oggi francamente può apparire fragile. Ma è una bella istantanea di un’Italia che ancora si sentiva ai margini e per costruire il proprio immaginario doveva necessariamente rifarsi a quello dei vicini francesi o, addirittura, a quello di un’America tanto lontana da apparire esotica. Quindi, questo sepolcro di carta sarà pure, alla fin fine, un gialletto, ma vale come un piccolo viaggio antropologico nel tempo che si trasforma in una lettura fresca e simpatica.
Nel 1966 da Il sepolcro di carta Tinto Brass trasse il film, ricco di riferimenti al mondo dell’arte contemporanea, della musica e del fumetto Col cuore in gola che vedeva fra i protagonisti Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin.
Nato a Roma nel 1933, Sergio Donati è noto soprattutto come sceneggiatore: ha infatti collaborato con registi del calibro di Sergio Leone, Luigi Zampa e Marco Bellocchio. Ma negli anni cinquanta ha scritto tre romanzi, tutti pubblicati nella collana dei Gialli Mondadori.
L’altra faccia della luna
Il Giallo Mondadori 337, 16 luglio 1955
Il sepolcro di carta
Il Giallo Mondadori 373, 24 marzo 1956
I Capolavori dei Gialli Mondadori 222, 28 aprile 1963
I Classici del Giallo Mondadori 1239, 18 febbraio 2010
Mister Sharkey torna a casa
Il Giallo Mondadori 412, 22 dicembre 1956
Ritorno dal buio
18 febbraio 2010She Came Back aka The Traveller Returns (1945)
Traduzione di Marilena Caselli
Il Giallo Mondadori 2998
Inizia bene, questo Ritorno dal buio di Patricia Wentworth. Inizia come un bel film di Hitchcock, con un’ambigua figura femminile che spunta dalle nebbie del passato per sconvolgere il presente di chi sperava che fosse scomparsa per sempre. In una Londra che ancora sta subendo l’aggressione nazista va in scena una tragica commedia in cui non si riesce mai ad agguantare la verità, un raffinato gioco di specchi degno della migliore tradizione di genere inglese. Solo sino ad un certo punto, però. Perché superato il primo terzo del romanzo, la vicenda diventa legnosa, i personaggi perdono consistenza e nemmeno la comparsa in scena di Miss Silver, una Miss Marple senza carattere, riesce a risollevare le sorti. Semplicemente si perde interesse: come accade nei peggiori gialli si accompagna la vicenda verso un fine poco gloriosa, sperando almeno in un finale che sappia restituire un minimo di dignità alla lettura. Finale che invece, prevedibilmente, si rivela coerente con le pagine che lo precedono: moscio, scontato, noioso.
L’arma del delitto
4 febbraio 2010Wade Miller
Deadly Weapon (1946)
Traduzione di Carlo Rossi Fantonetti
I Classici del Giallo Mondadori 1238
Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori il 27 novembre 1954 con il numero 304 e ristampato nella collana I Classici del Giallo con il numero 74 il 25 novembre 1969 (numero 74)
Wade Miller è lo pseudonimo degli scrittori statunitensi di libri gialli Robert Wade (San Diego, California, 1920) e Bill Miller (Garret, Indiana, 11 maggio 1920 – San Diego, California, 21 agosto 1961) che, insieme, hanno scritto 33 romanzi, utilizzando anche gli pseudonimi Will Daemer, Dale Wilmer (anagrammi di “Wade Miller”) e Whit Masterson. Alla morte di Miller, nel 1961, Wade continuò a scrivere a proprio nome o con lo pseudonimo Whit Masterson, firmando 13 romanzi. Hanno vinto il premio Shamus alla carriera nel 1988.
Dorothy B. Hughes
27 gennaio 2010Le ceneri non parlano
21 gennaio 2010Bruno Fischer
The Silent Dust (1950)
Traduzione di Sem Schlumper
I Classici del Giallo Mondadori 1237
Già pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori, numero 238, il 22 agosto 1953
Un gialletto modesto modesto, questo Fischer. La storia è scontata e ferraginosa: c’è un ex poliziotto che, se si è messo a fare l’investigatore privato, non è di certo per guadagnare di più. Deve vivere di rendita, infatti, considerato che fugge a gambe levate ogni volta che qualcuno manfesta l’intenzione di pagarlo. Ha anche una bella moglie, un’attrice con la personalità di una cipolla, e la capacità di citare poesie come nemmeno Nero Wolfe le varietà di orchidee.
Poi ci sono un paio di vittime antipatiche, un’indagine che non riesce ad appassionare (che brutto, quando in un giallo non te ne frega niente di chi possa rivelarsi il colpevole), un gioco di specchi e parole che gira intorno alla solita ossessione del delitto perfetto. Per fortuna la mano dell’autore, che evidentemente in quel periodo aveva di meglio da fare, ricostruisce con indubbia maestria un microcosmo che, se non riesce a fare di questo The silent dust un giallo di qualità, almeno ci lascia con un ritratto di un’epoca lontana per la quale è facile provare nostalgia. Un gialletto da dimenticare alla svelta, buono per una lunga permanenza in una sala d’aspetto, senza lode e con poca infamia, in attesa di leggere qualcosa di migliore.
Omicio nella lana
17 dicembre 2009Died in the Wool (1945)
Traduzione di Grazia Maria Griffini
Il Giallo Mondadori 2994
Certi libri o piacciono o non piacciono. Questo non mi deve essere davvero piaciuto se, per la prima volta da quando ho iniziato a scrivere le recensioni dei gialli che leggo, mi sono avvalso del terzo diritto imprescrittibile del lettore, quello di non non finire un libro. Non dico che sia brutto, di solito i libri brutti riesco a terminarli, ma in questo Omicidio nella lana ho trovato una tale mancanza di ritmo da rendermelo davvero insopportabile. Dice il Conti che un recensore dell’epoca l’aveva definito uno spogliarello verbale davanti a un funzionario di polizia a causa della sua struttura: ogni personaggio, a turno, si presenta a illustrare la sua verità, introducendo in un vortice di parole ben poco novità rispetto a quello che lo aveva preceduto. E quindi o si rimane affascinati dal gioco messo in piedi dall’autrice oppure il troppo parlarsi addosso ci fa sentire in trappola. Una trappola dalla quale sono fuggito, rimediandoci la figura dell’indegno recensore che non può che scusarsi con quelli, e sicuramente ci saranno, che invece l’avranno sinceramente apprezzato.









