
Peter Spiegelman
Il Giallo Mondasori 2976
Red Cat (2007)
Traduzione di Mauro Boncompagni
Si guardava in giro mentre parlavo, come se non fossi l’unico cliente lì dentro.
- Orlando Krug?
- No.
- Ma lui c’è?
- E lei chi sarebbe? La voce era nasale, non meno annoiata dello sguardo.
- Il tizio che cerca Orlando Krug. C’è?
E alla fine Marlowe, per cercare indizi, si mise ad utilizzare Google. Evidentemente il prototipo del detective solitario che si muove nella giungla metropolitana non ha ancora fatto il suo tempo e Spiegelman lo dimostra producendone una versione attualizzata. Il Marlowe che usa il computer portatile si chiama John March e deve aiutare l’antipatico fratello che si è messo nei guai incontrando (sul web, naturalmente) una torbida femme fatale: i tempi saranno pure cambiati, ma certe cose non passano mai di moda e anche in Red Cat la causa di tutti i guai è – nelle sue più torbide accezioni – il sesso.
L’indagine che ne segue vede March muoversi a suo agio, oltre che al computer, anche in una New York innevata dove si scontra con la solita fauna composta da riccastri viziosi, avvocati perfidi, delinquenti di quart’ordine più idioti che cattivi. Sia la ricostruzione dei luoghi che il sviluppo dei personaggi dimostrano che Spigelman ha talento: forse manca in originalità, ma il romanzo non espone punti deboli. Quello che è forse il meno credibile fra tutti i personaggi è Clare, la compagna di March, che sembra messo lì solo per fare da spalla al protagonista in siparietti come questo:
Aprii la porta e sentii l’aroma del timo e del pane caldo. Clare era al bancone della cucina e sfogliava una rivista.
- Ti sei messa a cucinare? – chiesi
Clare sorrise. – Se per cucinare intendi il fatto che ho comprato qualcosa, l’ho messo in pentola e ho acceso il fuoco, allora sì. E’ una vecchia ricetta di famiglia.
Ma si sa, questo è un genere per uomini veri e non si può regalare troppo spazio alle femminucce, anche quando sembrano più intelligenti dei maschietti. Detto questo, la principale differenza fra John March e Philip Marlowe è che – con tutta probabilità – fra settantanni di Red Cat ce ne saremo dimenticati, mentre The Big Sleep (insieme ai sette romanzi e mezzo che Chandler gli fece seguire) è ancora uno dei titoli che non possono mancare nella biblioteca di qualsiasi appassionato. Ma il paragone non sposta di un millimetro il giudizio sul romanzo di Spiegelman, ampiamente positivo: Red Cat è un romanzo valido, divertente, appassionante, equilibrato.

Secondo quanto riportato dal suo sito (www.peterspiegelman.com) Peter Spiegelman ha fatto un sacco di soldi dalle parti di Wall Street fra gli anni ottanta e novanta. Nel 2001 ha deciso di mollare tutto per dedicarsi alla scrittura: siamo contenti per lui e, come lettori, anche per noi. Finora ha scritto quattro romanzi, due dei quali ancora inediti in Italia. Speriamo che chi di dovere si dia da fare per tradurli in tempi brevi.
2005 Black Maps
Un ricatto rosso sangue, Garzanti, 2005, traduzione di Gianni Pannofino
2005 Death’s Little Helpers
2007 Red Cat
Red Cat, Mondadori, 2009, traduzione di Mauro Boncompagni