Articoli marcati con tag ‘Mauro Boncompagni’

Memoria di morte

lunedì, 5 luglio 2010

Thomas H. Cook

Mortal Memory (1993)

Traduzione di Mauro Boncompagni

Chi è Steven Farris? Una domanda alla quale è maledettamente difficile rispondere, soprattutto se di nome fai proprio Steven Farris. Perché iniziare un viaggio nel tempo, una lunga esplorazione alla ricerca delle proprie radici, può essere difficile quando sul percorso si trova solo dolore. Si può fare di tutto per diventare insignificanti, ma l’apparenza non può ingannare anche se stessi nel caso in cui nelle pieghe della storia spunti il male assoluto. Non è possibile che essere la propria ombra, quando la tua vita è finita che eri bambino, nel momento in cui tuo padre ha ucciso tua madre, tua sorella, tuo fratello. Da allora hai giocato a nascondino con la vita, ma è un gioco che non potrà durare ancora a lungo: i tuoi fantasmi sono dietro l’angolo, ti aspettano per riportarti nel vortice del dolore assoluto, per ricordarti che la speranza forse è per gli altri. Per te, certamente, no.

Un bel romanzo, questo di Cook. Un po’ tirato sul finale, quando il continuo gioco psicologico nel quale si è infilato il protagonista si trasforma in una trappola noiosa. Anche il presunto colpo di scena non riesce a spezzare la monotonia: resta il dubbio che con cinquanta pagine di meno, se non cento, sarebbe stato un gran libro, così è solo l’opera parzialmente riuscita di un ottimo scrittore.

La ballata degli impiccati

giovedì, 8 ottobre 2009

lov3-prevPeter Lovesey

The Secret Hangman (2007)

Il Giallo Mondadori 2989

Traduzione di Mauro Boncompagni

Quella di Peter Diamond è una saga iniziata nel 1991, quando Peter Lovesey pubblicò The Last Detective (L’ultimo detective, Il Giallo Mondadori 2334). Adesso siamo arrivati al nono episodio (il decimo Skeleton Hill, pubblicato quest’anno in Gran Bretagna, è ancora inedito in Italia) e ritroviamo il sovrintendente della polizia di Bath alla presa con un misterioso duplice omicidio. Una donna è stata ritrovata impiccata in un parco giochi e, dopo un paio di giorni, anche l’ex marito viene ritrovato appeso ad una corda. Tutto sembrerebbe indicare che si tratta di un classico caso di omicidio-suicidio ma Diamond, che sta finalmente uscendo dalla crisi in cui era sprofondato dopo la morte della moglie, capisce che qualcosa non va. E così, mentre la sua vita privata si rimette in moto grazie ad un’ammiratrice segreta, inizia un’indagine ostinata durante la quale deve combattere soprattutto lo scetticismo dei suoi colleghi. Il tutto si concretizza in un romanzo che risulta magistrale quando l’autore tratteggia il profilo psicologico dei personaggi, ma che ha più di qualche lacuna nella costruzione della vicenda poliziesca. Quello di Diamond è un personaggio che si caratterizza per l’approccio disilluso e insofferente, che riesce a fare della tormentata sensazione di inadeguatezza che lo perseguita uno dei suoi punti di forza. E così affascina il lettore, al quale viene naturale simpatizzare per un perdente perbene ma non perbenista. E se poi qualcosa non funziona nell’individuare il colpevole, questo non basta a demolire il romanzo: che magari non sarà un gran giallo, ma è un ottimo pezzo di vita messo su carta.

Red Cat

lunedì, 4 maggio 2009

2976

Peter Spiegelman

Il Giallo Mondasori 2976
Red Cat (2007)
Traduzione di Mauro Boncompagni

Si guardava in giro mentre parlavo, come se non fossi l’unico cliente lì dentro.
- Orlando Krug?
- No.
- Ma lui c’è?
- E lei chi sarebbe? La voce era nasale, non meno annoiata dello sguardo.
- Il tizio che cerca Orlando Krug. C’è?

E alla fine Marlowe, per cercare indizi, si mise ad utilizzare Google. Evidentemente il prototipo del detective solitario che si muove nella giungla metropolitana non ha ancora fatto il suo tempo e Spiegelman lo dimostra producendone una versione attualizzata. Il Marlowe che usa il computer portatile si chiama John March e deve aiutare l’antipatico fratello  che si è messo nei guai incontrando (sul web, naturalmente) una torbida femme fatale: i tempi saranno pure cambiati, ma certe cose non passano mai di moda e anche in Red Cat la causa di tutti i guai è – nelle sue più torbide accezioni – il sesso. Humphrey Bogart e Lauren Bacall ne "Il grande sonno" L’indagine che ne segue vede March muoversi a suo agio, oltre che al computer, anche in una New York innevata dove si scontra con la solita fauna composta da riccastri viziosi, avvocati perfidi,  delinquenti di quart’ordine più idioti che cattivi. Sia la ricostruzione dei luoghi che il sviluppo dei personaggi dimostrano che Spigelman ha talento: forse manca in originalità, ma il romanzo non espone punti deboli. Quello che è forse il meno credibile fra tutti i personaggi è Clare, la compagna di March, che sembra messo lì solo per fare da spalla al protagonista in siparietti come questo:

Aprii la porta e sentii l’aroma del timo e del pane caldo. Clare era al bancone della cucina e sfogliava una rivista.
- Ti sei messa a cucinare? – chiesi
Clare sorrise. – Se per cucinare intendi il fatto che ho comprato qualcosa, l’ho messo in pentola e ho acceso il fuoco, allora sì. E’ una vecchia ricetta di famiglia.

Ma si sa, questo è un genere per uomini veri e non si può regalare troppo spazio alle femminucce, anche quando sembrano più intelligenti dei maschietti. Detto questo, la principale differenza fra John March e Philip Marlowe è che – con tutta probabilità – fra settantanni di Red Cat ce ne saremo dimenticati, mentre The Big Sleep (insieme ai sette romanzi e mezzo che Chandler gli fece seguire) è ancora uno dei titoli che non possono mancare nella biblioteca di qualsiasi appassionato. Ma il paragone non sposta di un millimetro il giudizio sul romanzo di Spiegelman, ampiamente positivo: Red Cat è un romanzo valido, divertente, appassionante, equilibrato.

Secondo quanto riportato dal suo sito (www.peterspiegelman.com) Peter Spiegelman ha fatto un sacco di soldi dalle parti di Wall Street fra gli anni ottanta e novanta. Nel 2001 ha deciso di mollare tutto per dedicarsi alla scrittura: siamo contenti per lui e, come lettori, anche per noi. Finora ha scritto quattro romanzi, due dei quali ancora inediti in Italia. Speriamo che chi di dovere si dia da fare per tradurli in tempi brevi.

2005 Black Maps
Un ricatto rosso sangue, Garzanti, 2005, traduzione di Gianni Pannofino
2005 Death’s Little Helpers
2007 Red Cat
Red Cat, Mondadori, 2009, traduzione di Mauro Boncompagni

Un fiammifero di troppo

giovedì, 26 marzo 2009

David Dodge
Il Giallo Mondadori 2975
The Last Match (1973)
traduzione di Mauro Boncompagni

Questo giallo non è un giallo, è la storia di un tipo improbabile a cui succedono cose improbabili. L’io narrante è quello di un americano che ha il vizio di infilarsi nei guai: peccato che gli capiti sempre di ritrovarsi in luoghi esotici accanto a donne di moralità (ed intelligenza) dubbia. Purtroppo lo fa con una discontinuità fastidiosa che rende il romanzo un collage di storie poco raccordate fra loro. Contrabbandieri, truffatori, vecchi marpioni, vergini improbabili, attempate signore disinteressate e chi più ne ha più ne metta: troppa gente per una storia che non riesce mai a partire veramente e che ha un finale davvero stucchevole. Non c’è da stupirsi se The Last Match, scritto nel 1973, non trovò all’epoca un editore. A recuperarlo, nel 2006, ci ha pensato Hard Case Crime pubblicandolo negli Stati Uniti: oggi rappresenta un curioso documento di uno stile di letteratura popolare che, un po’ come succede per il cinema di serie B, può suscitare un pizzico di nostalgia. Però i libri importanti, e soprattutto belli, sono un’altra cosa.

to_catch_a_thief La carriera di Dodge iniziò nel 1941 in seguito ad una scommessa con la moglie: scommise che sarebbe riuscito a scrivere un mistery migliore di quelli che stavano leggendo durante una piovosa vacanza. Il protagonista di quel libro, e di una piccola saga, fu Whit Whitney. Le disavventure di un viaggio in macchina di Dodge e famiglia da San Francisco al Guatemala gli fornirono il materiale per pubblicare How Green Was My Father: fu il primo di una lunga serie di libri di viaggio. Proprio in Sud America creò la figura di Al Colby, un investigatore privato espatriato. Nel 1952 pubblicò il suo maggior successo, To Catch a Thief, portato sul grande schermo da Alfred Hitchcock. Per tutto il resto della sua carriera, Dodge alternò la scrittura di romanzi dall’ambientazione esostica a quella di libri di viaggio.

Il ciclo di Whit Whitney
 
1941 Death and Taxes
1943 Shear the Black Sheep
1944 Bullets for the Bridegroom
1946 It Ain’t Hay (aka A Drug on the Market)
 
Il ciclo di Al Colby
 
1948 The Long Escape
1949 Plunder of the Sun
1950 The Red Tassel
 
 
1947 How Green Was My Father
1948 How Lost Was My Weekend
1949 The Crazy Glasspecker (aka High Life in the Andes)
1951 20,000 Leagues Behind the 8-Ball (aka With a Knife and Fork Down the Amazon)
1952 To Catch a Thief
1953 The Poor Man’s Guide to Europe
1954 The Lights of Skaro
1955 Time Out for Turkey (aka Talking Turkey)
1956 Angel’s Ransom (aka Ransom of the Angel)
1960 Loo Loo’s Legacy
1961 Carambola (aka High Corniche)
1962 The Rich Man’s Guide to the Riviera
1965 The Poor Man’s Guide to the Orient
1968 Fly Down, Drive Mexico (aka The Best of Mexico by Car)
1969 Hooligan (aka Hatchetman)  
1971 Troubleshooter
2006 The Last Match