traduzione di Laura Cangemi
La colpa è la mia. Se un libro viene pubblicizzato come il nuovo fenomeno del thriller svedese, se della giovane autrice si dice che deve essere considerata l’erede di Stieg Larsson o – addirittura – l’Agatha Christie svedese, ce ne dovrebbe essere abbastanza per far fuggire a gambe levate anche il meno smaliziato dei lettori. E invece, nel pieno di una crisi di astinenza da millenium ci sono cascato con tutte e due le scarpe. Ben mi sta. La storia non sarebbe nemmeno male e il carattere della protagonista, una non magrissima anti-eroina, ispira simpatia. Ma dopo un inizio promettente il meccanismo narrativo si inceppa, la lettura diventa noiosa, la vicenda prevedibile. Insomma, un libro che, pur scritto abbastanza bene, non riesce ad elevarsi dalla mediocrità. Tutto quello che in Larsson stupiva, qui diventa routine e le pagine diventano pesanti. Nulla di tragico, comunque, ma sovraccaricare di attese un libro è un gioco controproducente, un errore da editore…


